Il diario per Tre uomini in barca

Lunedì 26 luglio
Giorno 32
Km. 13747

Vi scrivo da un posto che definire incredibile è come dire che Naomi Campbell è solo passabile. Ho camminato tutto il sacrosanto giorno, con nuvole che corrono veloci, fra moai di tutte le misure, cavalli, porcelli, polinesiani squisiti. E dodici chilometri fra andata e ritorno per scalare il vulcano il cui cratere è pieno d'acqua, col mare a strapiombo cinquecento metri più in basso. Ho i piedi martoriati, nonchè le gambe lignee.
Domani penso di affittare una bici e farmi la costa sud, dopodomani 20 km di sentiero per la costa nord, vesciche permettendo!

 

Lunedì 26 e Martedì 27 luglio
Giorni 32 e 33
Km. 13747

Si, due giorni congiunti. Due giorni da "Ironman" e ieri proprio non ci stavo dentro. La prima impressione, passeggiando per Hanga Roa, è quantomeno buffa. Ragazzi locali a cavallo, alcuni invece sfrecciano in moto - rigorosamente senza casco e qui non esistono assicurazioni - in ogni caso, tutti col "pelo largo" (ma lungo di brutto, tipo metà schiena), liscio, unto e a coda. Mi aspettavo tutto fosse piú piccolo e vicino, ma, a quanto pare, gli spazi non mancano. La zona abitata, comunque, è piuttosto ristretta. Tutti, ma proprio tutti, vivono grazie al turismo, ma non e`quello di Pucon, grazie al cielo. Tutto è molto shanti e le tradizioni esistono e sono molto forti. Chi non ha un ristorante o un albergo - ma anche chi ce l'ha - lavora nei campi per coltivare quello che il turista mangerá, o fa l'artigiano di moai per soddisfare la sete del turista. Il campo da calcio, ora illuminato, è in riva al mare, con un paio di moai che fanno da spettatori onnipresenti e non paganti. Cammino verso nord e il mare è mozzafiato quando si rompe nelle innumerevoli calette vulcaniche. E qui trovo il primo ahu (base per moai), l'Ahu Tahai. 'sti gran cazzi! Nessuno in giro. Qualche turista c'è, ma ci si disperde facilmente (e sono tutti anzianotti che se la girano in tour-guarda-a-destra-guarda-a-sinistra). C'è il sole. Fa caldo. Questa è vita. Alla facciaccia delle disco della riviera romagnola (no, non ho rispetto). Nel pomeriggio camminno fino alla vetta del vulcano Ranu Kao, e poi a Orongo. Otto km pendenti, e un paio di pullmini pieni dei suddetti turisti che mi passano impolverandomi. Una caldazza bestiale. Ma, una volta arrivato, coro di angeli e fanculo alla fatica! Cratere spettacolare, immenso, perfetto, se non che un pezzettino è crollato per l'erosione del mare, a strapiombo, cinquecento metri più giú. A Orongo si celebrava il rito dell'uomo uccello che - per chi non avesse visto il film - doveva nuotare fino alle isolette di fronte (vicine, ma con un mare COSÌ!!) e tornare con un uovo intatto. Al ritorno ho i piedi martoriati, ma chissene. Un guardiano del parco mi dà un passaggio per gli ultimi due km e mi presenta a mezzo mondo - oltre che alla sua famiglia - come un "amico italiano" e tutti mostrano infinita cortesia.
Oggi, il risveglio è stato massiccio e per ninete facile; tempo orribile, tutto grigio. Prendo una bici e mi dirigo a nordest, verso la spiaggia di Anakena, dove, con ogni probabilitá, è avvenuto il primo sbarco, nonchè unica striscia candida di tutta l'isola. Paesaggi surreali, moai ovunque, vento della madonna all'inizio trasversale, poi - inspiegabilmente - sempre "contro". 18 km e mi sento tonico. Poi, altri 12 verso sud, verso il cratere di Rano Raraku. Poco prima, quindici mosai poggiano su un ahu di 89 metri, ma ci han messo mano i giapponesi. E una caletta davvero notevole. Petroglifi nei posti che non ti aspetti e altra massacrata fino al cratere. Un'ora e mezza di cammino immerso fra 380 moai di tutte le dimensioni, quasi tutti verticali, alcuni rotti, altri non terminati. Piove e tira vento FORTE. Iniziano a starmi meno simpatici di ieri, ma che figata! E soprattutto, come non chiedersi come abbiano potuto scolpirli, portarli giù dal vulcano senza romperli e issarli in giro per l'isola? E stiamo parlando di "robette" da 10 tonnellate, senza l'uso della ruota. E, poi, perchè tutto ciò? Magico. Il ritorno è tutto sulla costa sud, 15 km senza gpm ma sempre col vento contro. E, come Igor (Aigor!), potrebbe andar peggio e si mette a diluviare. Vado avanti come se nulla fosse, finchè dei contadini non mi offrono un passaggio per l'ultimo paio di km. Non me ne ero accorto, ma sono fradicio, scarpe incluse. Facciamo 200 metri e il pickup va in panne. E via a cercare di pulire il carburatore intasato dalla troppa terra nella benzina. Il rapanui è totalmente incomprensibile, ma molto esotico. Gli offro una litrata di birra dal benzinaio - monopolista - e me la prendo comoda sorseggiandomi un pisco sour dei miei. Completo di bianco dell'uovo. Diluvia da ore. Di brutto.

"Tre uomini in barca" è una trasmissione di Radio Popolare, Milano, condotta da Marina Petrillo, Alessandro Diegoli e Disma Pestalozza. www.radiopopolare.it