Sabato 14 Agosto
giorno 51
Km 21009
Mi sento meglio, decisamente meglio. Eccomi parte di un orrendo
carro di turisti bestiame diretto, su una barca caricata come profughi, alle
isole galleggianti di Uros. Come anare allo zoo. A parte la fantastica opera
delle isole fatte di pseudo-canne e vagamente ancorate al fondo, tutta la popolazione
(una ventina di persone per isola) si mette in mostra per il turista e al nostro
arrivo c'é giá un "kit", preparato per noi, con: pesci
tipici agonizzanti in una bacinella, radici che formano le "fondamenta",
canne fresche da assaggiare. "suolo" veramente soffice e confortevole,
ma non salvo altro. Una caccata. La guida é logorroica e, accanto a informazioni
utili sul lago come: 160x60 km, 60% Perú e 40% Bolivia, profonditá
max duecento e rotti, tnta invano di farci notare un puma, un pesce e un non
so cosa dalla cartina del lago. Non fossi in mezzo allo stesso, tenterei la
fuga. Il viaggio si protrae per oltre tre ore, infastidito da una scuta di busto
arsizio insofferente a minimo disconfort. Arrivati e sbarcati, veniamo "venduti"
ad una schiera di sciure in tenuta da festa (tutte assolutamente uguali: camicia
bianca a ghirigori colorati, gonna nera e velo nero stile monaca) intente a
filare la lana o a tesserla, trasformandola in cappellini da appioppare a noialtri.
La sorte - o il calcolo, non lo sapró mai, mi porta in casa di Filomena,
29 anni, madre di un bimbo di sei, che vive con la madre sessantenne e un sorella,
visto che il marito (?) se n'é scappato con un'altra. LA casa ingloba
una stanza con tre letti molto meglio di quanto mi aspettassi, se non ché
vi si debba accedere attraverso una proticina alta un metro e trenta e il soffitto
non raggiunga il metro e settanta. Per pranzo, zuppa, frittata, patate lesse
e riso. Seguito da uan tisana di muña, simile alla lavanda come aspetto
e sapore, e con la piacevole proprietá di sistemare lo stomaco. La vista
é meravigliosa e, da qui, il lago, una cinquantina di metri piú
in basso, assume un colore veramente simile al mare. Tutta l'isola é
terrazzata da secoli e le "colline" (200 m, ma sono sempre cime sopra
i quattromila) sono dolcemente striate. Alle 4, appuntamento con la combriccola
al campo da basket, incastonato fra un paio di casette e accessibile con un
sentiero ripidissimo che mi porta quasi al collasso. "Do not tip the kids"
ci dá il benvenuto. La sciura di Busto é sempre piú lamentosa
("in cucina non c'era il pavimento e girava una gallina": ma che cazzo
ti aspetti, TROIA?) e la guida si sta trasformando in un animatore patetico.
Dopo aver visitato il tempio di PAchatata fra una marea di turisti brusianti,
eccoci a cena alle 18.30. LA nonna é molto carina, ma non parla altro
che quecha. Ciononostante mi fa un sorrisone quando, dopo averla vista lavarsi
i capelli, le dono il mio shampoo "Sedal" comprato a La Paz. Altra
zuppa, poi pasta indecifrabile, riso e tisana salva stomaco. LA cucina é
come quella descritta dalla sciura di Busto e l'illuminazione é data
da due candele, agonizzanti al minimo soffio di vento. No, la porta non c'é.
Loro siedono vicino al fuoco su delle pietre piatte, a me viene riservata una
panchetta rudimentale. Questo si che é genuino e toccante. E boicotto
felice la "festa" che viene organizzata - tutte le sacrosante sere
- per il turista in cerca di qualcosa che possa sembrargli genuino, con tanto
di abiti locali prestati per l'occasione (unica e irripetibile!). C'é
un cielo della madonna, finalmente senza luna, ma, al momento, sto mancando
l'appuntamento con le stella cadenti.
"Tre uomini in barca" è una trasmissione di Radio Popolare, Milano, condotta da Marina Petrillo, Alessandro Diegoli e Disma Pestalozza. www.radiopopolare.it